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Psicologia Giuridica

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Ti è mai capitato di pensare di non farcela? Di non essere bravo a sufficienza per affrontare un esame o un'interrogazione?

Se anche tu sei in quel periodo dell'anno in cui si accumulano esami, interrogazioni, verifiche, questo è l'articolo che fa per te.

ANSIA E STRESS. Sono esperienze quotidiane, che capitano a tutti prima o poi. Si tratta di quella tensione spontanea che avvertiamo quando dobbiamo affrontare un problema o dobbiamo affrontare una performance.
Normalmente questa tensione è utile: ci attiva, ci orienta all'obiettivo, ci predispone al meglio e ci consente di resistere alla fatica e di dedicare la massima concentrazione al compito per ottenere il migliore risultato possibile.

Oltre un certo livello, però, questo stato di tensione da positivo diventa nocivo.

SONO IL MIO VOTO ALL'ESAME? L’apprendimento è la capacità di modificare il proprio comportamento adattandosi all’ambiente in modo ottimale. E' un processo innato, complesso, che coinvolge ragionamento, memoria, linguaggio e che ha bisogno di motivazione, organizzazione, consapevolezza... e pure utilità.
Infatti fin quando l’apprendimento ha a che fare con cose che ci sono utili o che ci piacciono, siamo in grado di apprendere in modo spontaneo e spesso senza sforzo.
Ma non tutto ciò che ci troviamo ad apprendere, soprattutto a scuola o all'università, incontra i nostri gusti... A scuola o all'università, inoltre, veniamo continuamente valutati con voti o giudizi, per quello che riusciamo a dimostrare di avere imparato, al di là del fatto che ci piaccia o che sappiamo concretizzarle nella pratica.

BENVENUTA ANSIA DA PRESTAZIONE. Se la mia prima preoccupazione è dimostrare qualcosa, non sono interessato all'utilità di quello che apprendo, ma sono interessato al giudizio di chi mi valuterà e la sua valutazione, non il mio apprendimento, definirà ai miei occhi la mia bravura e la mia capacità.
Quando le cose si mettono così, lo stress può diventare forte abbastanza da lasciarmi prendere dall'ansia.

LA METACOGNIZIONE: SO COSA SO FARE, SO COSA MI SERVE. La conoscenza metacognitiva è l’insieme delle idee che un individuo ha sul funzionamento mentale (Cornoldi, 1995). E' quindi la capacità di osservare consapevolmente i propri processi di apprendimento, al fine di operare un controllo su di essi e saper valutare il modo in cui siamo in grado di ragionare, comprendere, imparare.
Oltre agli aspetti prettamente cognitivi e funzionali (come la memoria o il linguaggio), l’attenzione si è nel tempo allargata anche ai processi motivazionali ed emotivi che influenzano l’approccio allo studio e la capacità di apprendere. Pertanto nel processo metacognitivo rientrano anche le nostre convinzioni sull’intelligenza e la capacità di imparare, le attribuzioni di significato rispetto al compito e al contesto di apprendimento, la percezione di sé come individuo più o meno efficace nello studio e in grado di raggiungere gli obiettivi.
Più siamo consapevoli del modo in cui apprendiamo, dei nostri punti di forza e di debolezza, del tipo di errori che tendiamo a commettere o delle conoscenze che abbiamo necessità di integrare, maggiore sarà la capacità di adottare provvedimenti adeguati e quindi maggiore sarà la possibilità di raggiungere il successo.

Anche le esperienze passate e il modo in cui le abbiamo affrontate sono un aspetto importante: ci aiutano, ad esempio, a dare il giusto peso al rapporto tra le richieste esterne e la nostra capacità di soddisfarle, per strutturare le strategie più efficaci per raggiungere l'obiettivo.

UNA QUESTIONE DI METODO. Non può esistere un decalogo valido per tutti o una strategia universale per riuscire bene nello studio: il modo migliore per scongiurare e contenere stati emotivi ansiosi è quello di acquisire un proprio metodo di studio, in base al proprio stile di apprendimento, e metterlo in pratica cercando di attenersi ad alcune regole di “buona condotta”.
Ognuno di noi ha dei canali di apprendimento preferenziali a livello sensoriale (ad esempio verbale uditivo, verbale scritto, visivo iconografico) e adotta delle tecniche personali per manipolare e memorizzare informazioni (ad esempio scrivere appunti, costruire mappe, creare associazioni mentali), ma al di là delle scelte che si ritengono più efficaci, ciò che predice maggiormente la possibilità di successo (e quindi il senso di sicurezza e autoefficacia) è la capacità di autoregolazione.
Gli studenti che monitorano il loro comportamento secondo i loro obiettivi e auto-riflettono sulla loro crescente efficacia, aumentano la soddisfazione di sé e la motivazione a continuare per migliorare i loro metodo di studio (Zimmerman, 2002).

Seguendo il modello proposto da Zimmerman, una buona organizzazione dello studio dovrebbe prevedere 3 fasi:

  1. Previsione:
    -  definire gli obiettivi in base a ciò che occorre studiare e con quale fine (un compito scritto? un’interrogazione? un esame?);
    -  pianificare e organizzare il lavoro in base ai contenuti e al tempo necessario o a disposizione;
    -  stabilire micro obiettivi che consentano di suddividere il lavoro rendendolo meno faticoso ed al contempo aumentino la motivazione ponendo piccoli traguardi strada facendo;
    -  prevedere un’adeguata suddivisione del tempo e pause frequenti per evitare che l’affaticamento porti ad un aumento dello stress e alla sensazione di non farcela;
    -  concedersi piccole ricompense ad ogni obiettivo raggiunto.
  2. Prestazione:
    -  mettere in atto strategie e metodi utili a raggiungere gli obiettivi fissati;
    -  mantenere una disciplina nel seguire la tabella di marcia, senza essere eccessivamente rigidi: se un pomeriggio capita un imprevisto o ci sentiamo particolarmente stanchi, meglio prevedere una compensazione in seguito e concederci una pausa, lo stress eccessivo è nemico del rendimento;
    -  monitorare l’andamento delle attività e modificare le proprie strategie se necessario, eventualmente chiedere aiuto;
  3. Autoriflessione:
    -  valutare la qualità del lavoro svolto e la sua efficacia: mi sento preparato? Ho raggiunto l’obiettivo prefissato?
    -  attribuzione causale del risultato raggiunto: cosa posso migliorare del mio personale metodo, cosa ho trovato particolarmente difficile, quali strumenti si sono rivelati più o meno utili;
    -  individuare il proprio livello di soddisfazione e senso di autoefficacia, attribuire valore al lavoro svolto e all’impegno investito.


CONCLUSIONI. L’approccio allo studio è una questione soggettiva che si modifica in modo importante a seconda dell’età e del livello di istruzione.
La metacognizione, l’acquisizione di un metodo e la gestione dell’ansia legata allo studio restano tematiche trasversali che nel bambino prevederanno il coinvolgimento degli adulti (insegnanti e genitori) per essere via via interiorizzati e gestiti in modo sempre più flessibile e autonomo.

Dott.ssa Sara Tronati
Psicologa. Psicodiagnosta in ambito neuropsicologico ed evolutivo

BIBLIOGRAFIA
Bandura, A. (1997), Autoefficacia: teoria e applicazioni. Tr. it. Edizioni Erickson, Trento, 2000.
De Beni, R. - Moè, A. (2000), Motivazione e apprendimento, il Mulino, Bologna.
Cornoldi, C. (1995), Metacognizione e apprendimento, il Mulino, Bologna.
Zimmerman, B.J. (2002), Diventare uno studente autoregolato: una panoramica. Lettura (testo originale in Theory into Practice, 41 (2), 64-70).uando

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