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Psicologia Giuridica

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Fare la pipì a letto è un fenomeno del tutto normale nel bambino che sta crescendo e che sta imparando a controllare l’attività della propria vescica. È un problema molto comune nell’infanzia, che talvolta si risolve spontaneamente. Altre volte, tuttavia, si protrae fino all’adolescenza e diventa particolarmente stressante e frustrante sia per chi ne soffre che per i genitori.

Come possiamo capire quando questo fenomeno da “perfettamente normale” diventa “qualcosa su cui intervenire”?

Che cos’è l’ENURESI?

La parola “enuresi” deriva dal greco e significa “urinare dentro” (riferito al letto e/o ai vestiti).

Si parla di enuresi quando il bambino si fa la pipì addosso involontariamente in un’età in cui il controllo della vescica dovrebbe essere già stato raggiunto.

Per questo motivo il problema può essere diagnosticato solo in bambini che hanno almeno 5 anni di età.

Questo disturbo è spesso ereditario e non è legato alla presenza di disturbi psicologici nel bambino.

Quanti tipi di enuresi ci sono?

È necessario escludere i casi in cui l’incontinenza del bambino è la conseguenza di una condizione organica (malattie metaboliche, neurologiche, urologiche, ecc.). In questo caso, infatti, si parla di enuresi sintomatica ed è di competenza medica.

L’enuresi che, invece, NON è la diretta conseguenza di una condizione medica, si definisce enuresi essenziale e si distingue in:

  • Enuresi primaria: quando il bambino non ha mai raggiunto il controllo della minzione;
  • Enuresi secondaria: quando il bambino ha raggiunto il controllo della minzione e l’ha mantenuto per almeno 6 mesi, ma poi lo ha perduto. Questo succede in genere dopo un evento stressante per il bambino, come la nascita di un fratellino, l’inserimento scolastico, conflitti all’interno del nucleo familiare, ecc.

Si parla, inoltre, di:

  • Enuresi notturna: quando la perdita di urina avviene SOLO durante il sonno notturno;
  • Enuresi diurna: quando la perdita di urina avviene SOLO nelle ore in cui il bambino è sveglio;
  • Enuresi notturna e diurna: quando il problema si manifesta in entrambe le situazioni.

L’enuresi notturna è molto più frequente di quella diurna, per questo motivo da adesso in poi ci riferiremo ad essa.

Come valutare la gravità del fenomeno?

Per parlare di enuresi è necessario che il fenomeno sia abbastanza frequente, ovvero che avvenga almeno 2 volte a settimana per almeno 3 mesi.

Tuttavia è necessario considerare, oltre alla frequenza, anche le ripercussioni negative che questo problema potrebbe avere sulla vita del bambino nell’ambito sociale e scolastico.

Può capitare che il bambino rinunci ad occasioni sociali, come andare a dormire da un amico o andare ad una gita, pur desiderandolo tanto, per evitare che gli altri si possano accorgere del problema. Il bambino potrebbe iniziare a provare vergogna, rabbia, senso di inadeguatezza e di inferiorità, potrebbe iniziare a chiudersi in se stesso ed isolarsi.

È facile intuire, quindi, come un fenomeno di questo tipo, seppur sporadico, possa andare a compromettere il funzionamento del bambino nell’ambito relazionale e scolastico, andando a minare la sua autostima in una fase molto delicata della crescita.

Come è possibile intervenire?

È vero che i bambini dovrebbero aver raggiunto il controllo completo della minzione all’età di 5 anni, tuttavia il problema dell’enuresi spesso si risolve spontaneamente. Si consiglia quindi di intervenire solo se il disturbo dovesse permanere oltre i 6-7 anni.

È utile che i genitori sappiano che non è un fenomeno intenzionale; accade involontariamente e quindi a nulla possono servire rimproveri e punizioni. Questo è particolarmente importante se si immagina lo stato d’animo di un bambino costretto ad affrontare la derisione dei compagni, il disgusto di chi si prende cura di lui, il senso di colpa, la vergogna ed il senso di inadeguatezza.

La prima cosa da fare è insegnare alcune regole che è importante seguire fin da piccoli per ridurre il rischio dell’enuresi notturna e, contemporaneamente, migliorare la quantità e la qualità del sonno notturno:

  • evitare che il bambino assuma elevate quantità di liquidi prima di andare a letto;
  • far sì che il bambino svuoti la vescica prima di recarsi a dormire.

Un altro elemento utile è il diario minzionale che il bambino e i genitori dovranno iniziare a compilare quotidianamente per monitorare gli episodi enuretici. Il diario: permette di raccogliere dati oggettivi e quindi di fare una corretta diagnosi; incrementa la collaborazione di bambino e genitori; permette a questi ultimi di focalizzarsi su un problema prima visto come irrisolvibile, aumentando la sensazione di autoefficacia; consente di monitorare i progressi.

Da affiancare a queste poche e semplici regole, esistono interventi specifici che vanno ad intervenire in maniera mirata sul problema.

L’intervento di prima scelta per intervenire su un problema quale quello dell’enuresi è di natura comportamentale. Esso prevede l’utilizzo di un sensore che viene applicato sulla biancheria intima del bambino e che emette un segnale acustico non appena accade la fuoriuscita delle prime gocce di urina. Il sensore ha un costo abbastanza contenuto (dai 30-40€ in su) e può essere acquistato dai genitori stessi in negozi specializzati o su siti di acquisti online. Il segnale acustico permette al bambino di svegliarsi non appena inizia la fuoriuscita dell’urina. Una volta sveglio dovrà recarsi in bagno e occuparsi della pulizia personale e, con l’aiuto di un genitore, del cambio delle lenzuola. Quest’ultimo punto non dovrà suonare come una punizione, bensì come un’assunzione delle proprie responsabilità.

Dopo alcune associazioni suono-risveglio il bambino imparerà a svegliarsi autonomamente.

Nonostante questa sia una tecnica da mettere in atto con la supervisione di un professionista esperto, il ruolo dei genitori è fondamentale per la buona riuscita del trattamento.

Compito del genitore sarà, infatti, quello di rassicurare il bambino sulla sicurezza della procedura e soprattutto quello di istruirlo sul suo funzionamento. Sarebbe il caso che il genitore mostrasse al figlio come si fa e poi lo supervisionasse mentre utilizza egli stesso l’apparecchio.

È importante, inoltre, che i genitori rinforzino il bambino non tanto quando riesce a non bagnare il letto, perché come abbiamo detto prima, il fenomeno è del tutto involontario, bensì quando mostra di collaborare insieme ai genitori a questo tipo di trattamento che è piuttosto impegnativo.

È inutile, se non controproducente, invece, sgridare il bambino quando gli succede di bagnare il letto. È molto più utile assumere un atteggiamento comprensivo.

Efficacia della tecnica

La tecnica che si avvale del segnale acustico, rispetto ad altre tecniche, presenta alte percentuali di remissione dei sintomi e basse percentuali di ricadute. Nonostante i progressi potrebbero comparire molto lentamente (2-3 mesi) risulta essere particolarmente efficace nel trattamento dell’enuresi in età pediatrica.

E se il problema fosse che il bambino ha una capacità vescicale ridotta?

Accade ad alcuni bambini di avere una capacità vescicale ridotta. Sono quei bambini che orinano molto spesso durante la giornata, producendo una piccola quantità di urina ogni volta. Dopo aver escluso, come già detto prima, patologie dell’apparato urinario, il bambino potrà essere sottoposto ad una training vescicale diurno che andrà a migliorare sia il problema dell’enuresi diurna che quella notturna. In cosa consiste il training? Il bambino viene istruito a segnalare quando percepisce la necessità di urinare e gli viene chiesto di ritardare il soddisfacimento di questo bisogno da alcuni minuti a 30-40 minuti. Altro esercizio è quello di interrompere la minzione per alcuni secondi e poi riprenderla. Lo scopo di questi esercizi è incrementare la capacità contenitiva della vescica, permettendo giorni e notti “asciutti”.

Esiste un trattamento farmacologico?

Il farmaco che più viene prescritto in questi casi è la desmopressina, in due formati: spray nasale e compresse. Questo farmaco riduce la quantità notturna di urina, assicurando notti asciutte e non necessità della collaborazione del bambino. Tuttavia le ricadute dopo la sospensione del trattamento sono frequenti. Per questo si consiglia di affiancare la terapia comportamentale, che ha un efficacia sul lungo periodo, a quella farmacologica. Con risultati tangibili, infatti, il bambino sarà incoraggiato a proseguire la terapia.

Dott.ssa Rossella Manzione
Psicologa. Psicoterapeuta.

Bibliografie e Sitografia

Warzak, W.J. e Friman, P.C. L’impiego dell’allarme acustico nella terapia dell’enuresi notturna primaria. In “Trattamenti comportamentali per i disturbi del sonno” (2016) a cura di Perlis, M., Aloia, M., Kuhn, B. Giovanni Fioriti Editore, 345-352.

Mencomboni M.C. Aggiornamento Monografico: L’enuresi notturna. In Medico e Bambino, 18, 565-570.

Gorini S. (2007). L’enuresi notturna. In www.pediatriapratica.it

 

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