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Psicologia Giuridica

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Come possiamo non suggestionare i bambini?
Come possiamo trovare il giusto equilibrio tra la necessità di raccogliere le informazioni e il rischio di influenzare il bambino?

CHI PUO' TESTIMONIARE.

Articolo 196, comma 1, c.p.p. “ogni persona ha la capacità di testimoniare”.

La legge ci dice dunque che tutti possono testimoniare, a meno che non ci siano delle cause correlate, come ad esempio organicità o psicopatologia grave.

Il “narrato”, ossia la testimonianza, non può essere scisso dal “narrante” che è invece il soggetto: si necessita dunque di verificare l’attendibilità alla testimonianza, facendo riferimento ai concetti di

  • Accuratezza,
  • Affidabilità,
  • Ripetibilità
  • Validità,

al fine di verificare nel minore la comprensione e le competenze linguistiche, l’aderenza all’esame di realtà, la capacità di percezione, e la capacità di critica e giudizio.

La capacità di testimoniare è stata definita dalla giurisprudenza come un concetto diverso rispetto a quello della capacità d’intendere e volere, non implica solo la capacità di determinarsi liberamente e coscientemente, ma anche quella di una valutazione critica delle domande di carattere suggestivo oltre che della valutazione delle capacità di ricordo (Stracciari, Bianchi e Sartori, 2010).

Non esistono limiti aprioristici sulle caratteristiche del soggetto che viene chiamato a deporre testimonianza.

Centrale risulta essere lo stadio di acquisizione del giudizio morale, dal quale dipende la capacità del bambino di capire il concetto di verità e quindi di acquisire la competenza di base da cui dipende l’attendibilità della testimonianza (Piaget, 1962).

VERIFICARE L'ATTENDIBILITA' DEL MINORE

Nella verifica dell'attendibilità del minore, il punto di riferimento della comunità scientifica è la Carta di Noto (2011), che raccomanda l'utilizzo di criteri e metodologie riconosciute per la loro validità.

I bambini tendono generalmente a fidarsi degli altri, ed in modo particolare propendono ad assecondare l’adulto, specie se rivestito di una qualche forma di autorità, reale o supposta, o nel caso in cui si tratti di persone familiari a cui sono affettivamente legati.

Risulta sperimentalmente dimostrato che un bambino, quando è incoraggiato e sollecitato a raccontare un episodio da persone che esercitano una certa influenza su di lui, tende a fornire risposte compiacenti, attese dall'interrogante, e la risposta stessa dipende in buona parte dalla formulazione della domanda.

Oggi si tende a considerare la suggestionabilità come un fenomeno contestodipendente, ovvero influenzato non da soli fattori emotivi e cognitivi (relativi allo specifico funzionamento delle capacità mnestiche), ma anche sociali e comunicazionali.

La suggestionabilità non si limita all'aggiunta o alla modifica di uno o più elementi di una scena: è addirittura possibile indurre i bambini a ricordare eventi che non sono mai accaduti.

Il fattore suggestione figura al primo posto tra gli elementi che possono inquinare il risultato di un'intervista. Se colui che pone le domande al minore non è preparato a porle in modo corretto e non inducente, può suggerire, talvolta in modo insistente, anche se involontario, informazioni che non sono vere, ma che rischiano di diventare tali col tempo nella memoria del bambino.

Gudjonsson e Clark (1986), definiscono la suggestionabilità come la misura entro la quale gli individui accettano e conseguentemente incorporano le informazioni post-evento all’interno dei ricordi della propria memoria, ponendo così enfasi sull’importanza delle strategie di coping.

In base ai loro studi si evince che:

  • La suggestionabilità è un processo dinamico e dipendente dal contesto;
  • Un intervistatore può manipolare tre componenti della suggestionabilità: l’incertezza del soggetto, la fiducia interpersonale e le aspettative dell’intervistato;
  • I soggetti più sospettosi sono probabilmente meno suggestionabili rispetto a chi è più fiducioso nell’intervistatore;
  • Un basso livello intellettivo e scarse abilità di memoria rendono il soggetto più suggestionabile;
  • La suggestionabilità è correlata a tratti di personalità come la bassa autostima, predisposizione all’ansia, mancanza di assertività e timore di valutazioni negative;

COME NON SUGGESTIONARE I MINORI?

La suggestionabilità non rende di per sé il bambino incapace di rendere testimonianza, è però un fattore di rischio: come si può riuscire a non suggestionare il minore e non rendere l’intervista invalidata?

Di seguito alcuni suggerimenti:

  • Le domande ripetute, poste più di una volta possono indurre il bambino a credere che la risposta precedentemente data non sia quella giusta e dunque a modificarla con dettagli fasulli.
  • Le domande alternative sono considerate leggermente suggestive in quando forniscono informazioni sulle possibili alternative, e implicano che una delle alternative sia quella giusta.
  • Anche le locuzioni, espressione come “non è vero?”, particelle come ancora, infatti ecc. e l’intonazione, possono indurre una suggestione nell’interlocutore.
  • La pressione alla conformità sfrutta la comparazione sociale o la forza dell’autorità inducendo delle tendenze conflittuali e diminuendo la sicurezza dell’intervistato nei confronti della propria memoria che non si conforma a quello che gli viene presentato come testimonianza o opinione degli altri (es. “A e B hanno dichiarato che… Lo hai visto anche tu, vero?”).
  • Le domande inducenti invece, contengono dei termini di conoscenza che non si sono ancora presentati nelle precedenti risposte dell’intervistato, e vengono presentate come se fossero vere anche se non lo sono.

Al contrario, le domande aperte sollecitano il ricordo libero, che è invece un ricordo spontaneo non sollecitato da domande specifiche che potrebbero indirizzare o suggerire la risposta.

È proprio per questo che risultano essere in genere più raccomandate per l’ascolto di un testimone. Queste domande, non risultando suggestive, aprono una vasta gamma di possibili risposte senza dare nessuna informazione specifica sul contenuto. Per questo motivo, queste domande in genere richiedono intere frasi come risposta. Al momento di raccogliere la testimonianza del bambino, essa risulta più accurata se gli viene concesso di ricordare e raccontare i fatti liberamente senza dover rispondere a domande specifiche e senza aiuti o suggerimenti esterni.

      

Dott.ssa Sara Masci

Psicologa, Psicodiagnosta, Psicologa Giuridica

 

Riferimenti Bibliografici

-  CARTA DI NOTO, (aggiornamento giugno 2011). Linee Guida per l’Esame del Minore in caso di Abuso sessuale;

- GUDJONSSON, G. H., CLARK, N. K. (1986). Suggestibility in police interrogation, A social psychological model. Social Behaviour, 1, 83-104;

- PIAGET, J. (1962). Il linguaggio e il pensiero del fanciullo. Firenze: Giunti e Barbera;

-  STRACCIARI, A., BIANCHI, A., SARTORI, G. (2010). Neuropsicologia Forense. Bologna: Il mulino;

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