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Psicologia Giuridica

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 Il tribunale di Brindisi ha recentemente stilato delle linee guida nelle quali caldeggia il cosiddetto modello della “doppia residenza” dei minori.
Esso comporta per i figli della coppia separata una permanenza di alcuni giorni presso la casa di un genitore, ed altri giorni della stessa settimana a casa dell’altro, alternandosi di continuo.
Altri modelli prevedono una soluzione a settimane alterne, nelle due case.

Ma cosa implica per un bambino avere due case?
Cosa significa per lui traslocare ogni settimana o, persino ogni due giorni?

 

La bigenitorialità: un diritto dei minori.

La legge 54/2006 ha riscritto l’articolo 155 e successivi con un vero e proprio stravolgimento: non è più il genitore ad avere il diritto di stare con i figli, ma i figli ad avere il diritto di stare con entrambi i genitori, a meno che la loro frequentazione non sia pericolosa per un corretto sviluppo psicofisico.

L’applicazione concreta di questo diritto si è presto scontrata con varie controversie sia nell’interpretazione del concetto di bigenitorialità, sia nell’applicazione di quella convivenza che dovrebbe garantire la continuità affettiva, economica ed educativa dei genitori.

 

Le linee guida del Tribunale di Brindisi.

Esse indicano il modello della “doppia residenza” come reale applicazione della bigenitorialità.

A supporto, citano alcuni studi.

Il primo si riferisce ad una ricercatrice americana, Linda Nielsen, che per anni ha indagato il rapporto padre- figlia. Sebbene non riportato nel documento, con molta probabilità il riferimento delle linee guida è ad una ricerca chiamata “Shared Physical Custody: Summary of 40 Studies on Outcomes for Children[1]”, effettuata da Nielsen e coll. nel 2014.

Tuttavia lo studio si riferisce soprattutto a minori che vivevano con la madre, e sottolinea i benefici che si ottengono se la relazione con il padre arriva almeno al 35% del tempo dei minori. Non si parla quindi espressamente di doppia residenza.

Viene poi citata Hildegund_Sünderhauf, un’avvocato tedesco, famosa perché porta avanti da anni il progetto di “doppia residenza” dei minori a seguito di un divorzio o separazione dei genitori, ma non si fa riferimento ad una ricerca specifica.

Più centrata è sicuramente la citazione di Emma Fransson, ricercatrice svedese con lo studio “The Living Conditions of Children with Shared Residence – the Swedish Example[2]”, pubblicato nel 2017.

La ricerca svedese ha analizzato le condizioni di vita di tre tipologie di campioni di bambini e adulti:

  • un gruppo con la doppia residenza
  • un gruppo con una sola residenza ed entrambi i genitori conviventi
  • un gruppo con la residenza con un solo genitore

Ogni gruppo è stato valutato con un questionario, il Living Conditions Survey of Children (Questionario sulle condizioni di vita per bambini) e un questionario per gli adulti (Swedish Living Conditions Survey) entrambi somministrati per telefono.

I risultati hanno mostrato che dal punto di vista economico e come disponibilità materiali i bambini con un solo genitore avevano difficoltà economiche maggiori e spesso non avevano una propria stanza. Per questo motivo, le relazioni con i pari dei bambini con un solo genitore erano leggermente inferiori a quelle degli altri bambini.

Interessante il dato sulle problematiche psicologiche e sui comportamenti a rischio per la salute (es. fumare, bere alcool, ecc…): i meno esposti sono risultati i bambini con i genitori conviventi.  Sia quelli con la doppia residenza che quelli che vivevano con un solo genitore erano esposti maggiormente, anche se quelli con la doppia residenza avevano valori leggermente più bassi, confermando che per i minori, la separazione  e il livello conflittuale dei genitori è uno stress che può avere delle conseguenze.

In generale, la situazione dei bambini con la doppia residenza si collocava in mezzo fra quella di convivenza con un solo genitore e quella di convivenza con entrambi i genitori, nella stessa casa, che risultava la migliore in assoluto.

Tuttavia, le problematiche psicologiche sono relative a domande quali “mi sento arrabbiato, triste, nervoso, ecc..” e non sono diagnosi psicopatologiche.

Inoltre, va sottolineato che lo studio è basato sulle dichiarazioni del genitore, sentito telefonicamente, che ha riferito senza alcun controllo per quanto tempo i figli vivono con lui.

Lo studio della Fransson, perciò, offre spunti interessanti, ma non risolve la questione in maniera chiara.

 

Nessuna certezza e molti dubbi.

A ben vedere, infatti, non abbiamo la certezza che il modello della doppia residenza non provochi problemi evolutivi nei minori.

Per le ricerche citate, ne esistono molte altre[3] che invece sembrerebbero sconsigliare la doppia residenza, soprattutto in tenera età, dove i frequenti spostamenti sembrano incidere sulla relazione di attaccamento, generando insicurezze e paure, come mostrato dallo studio di Samatha TronelloOvernight Custody Arrangements, Attachment, and Adjustment Among Very Young Children [4]”,

 

I rischi del controllo diminuito.

Esercitare le funzioni genitoriali, in particolare, quella normativa e quella regolativa[5], a giorni alterni o comunque ad intermittenza, potrebbe portare a discontinuità e incoerenza educativa.

L’altro genitore dovrebbe continuare lo stesso identico impegno sulle medesime questioni. Ma non è detto che questo sia sempre possibile. Spesso i genitori hanno modalità educative e stili genitoriali molto diversi, a maggior ragione nelle situazioni di separazione.

Le conseguenze possono essere anche molto negative. In uno studio  di Fröjd[6] et al., del 2007,  si mostra  un aumento del rischio di problemi di salute mentale nei minori, derivante da una diminuzione del controllo parentale.

 

Stabilità e routines vs un perenne trasloco.

Stabilità e le routines sono elementi rassicuranti per i bambini. Avere una propria casa, i propri giocattoli, vestiti, abitudini, ecc… rafforza la sensazione di prevedibilità e il senso di sicurezza.

Un bambino costretto dalla sentenza di un tribunale a vivere alcuni giorni con un genitore e altri giorni con l’altro genitore, non cambia solo casa. Cambia il suo mondo. E’ costretto ad un continuo ed incessante trasloco, dovendo fare a meno di alcune cose, duplicarne altre, ecc…

Senza dimenticare che  il bambino proviene già da uno stress intenso, dovuto alla separazione dei genitori, spesso con dinamiche molto conflittuali.

La soluzione che in questi casi il Tribunale trova per “salvare” la bigenitorialità dell’ex coppia, dovrà –di fatto- essere qualcosa che il bambino si troverà a dover fare personalmente, e non è affatto detto che sia in grado di sostenere questi continui cambiamenti.

 

Il pericolo degli automatismi.

La speranza che riponiamo nei tribunali è che si tenga conto non solo delle statistiche, più o meno confermate, ma della realtà specifica di ogni singolo bambino.

Non in tutti i casi sarà possibile applicare la doppia residenza.

Esistono condizioni quali l’età, le competenze genitoriali, le risorse personali del bambini, i fattori di rischio e di protezione, la rete parentale, lo stato di salute psico-fisico, ecc.. che condizionano fortemente la possibilità di adottare una tale disposizione.

Pensiamo, ad esempio, al caso di un bambino affetto da autismo; sarà davvero controproducente e persino lesivo per la sua salute sottoporlo a continui cambiamenti. Ma anche in assenza di patologie conclamate, le situazioni sono estremamente variabili e non è possibile stabilire a priori se questa soluzione sia davvero innocua per lui.

Ci auguriamo quindi che le linee guida non portino ad alcun automatismo, a nessuna facile ricetta applicata a qualsiasi situazione, nel nome di quella bigenitorialità che è, e deve rimanere, un diritto del minore e non un suo fardello.

 

Dott.ssa Anna Patrizia Guarino

Psicologa, Psicodiagnosta, Consulente Tecnico di Parte

Presidente AIPCG

 

Note 

[1] https://sharedparenting.wordpress.com/2014/11/04/51/

[2] https://www.researchgate.net/publication/312505961_The_Living_Conditions_of_Children_with_Shared_Residence_-_the_Swedish_Example?ev=prf_high

[3] Social and Publich Health Sciences Unit di Glasgow (Scozia). Ricerca sugli effetti della eccessiva "mobilità" dei bambini (traslochi, periodi da parenti, ecc..)

[4] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4307616/

[5] G. Visentini, 2006

[6] Fröjd, S., Kaltiala-Heino, R., & Rimpelä, M. (2007). The association of parental monitoring and familystructure with diverse maladjustment outcomes in middle adolescent boys and girls. Nordic Journal ofPsychiatry, 61(4), 296–303.

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