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Psicologia Giuridica

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Il pensiero comune, quando si parla di un bambino adottato, è quello di provare anche solo ad immaginare in che modo, quale situazione più o meno tragica, quale esperienza sia stato costretto a subire, osservare o agire, nella vita dalla quale in qualche modo “fugge”.

E la domanda principale è: riuscirà a superarla?

Riprendendo le parole dello psichiatra infantile inglese John Bowlby, padre della Teoria dell’Attaccamento, ci spiega che il bisogno primario di ogni essere umano è quello di essere accuditi e protetti.

 

Le relazioni di attaccamento sono perciò i primi modi che ciascuna persona sperimenta per sentire se stesso e le proprie emozioni grazie alle relazioni affettivamente importanti che sviluppa con le persone che se ne prendono cura in maniera continuativa e dedicata.


Sappiamo che in molti casi i bambini istituzionalizzati hanno vissuto una rottura dei legami affettivi, oppure hanno sperimentato modalità di accudimento maltrattanti o trascuranti, soprattutto se l’adozione arriva in età avanzate.
Il laboratorio per la “Psicologia dell’Attaccamento e il sostegno alla Genitorialità-LAG dell’Università di Pavia”, conduce da anni una interessante ricerca su attaccamento e adozione (http://lag.unipv.it).

La ricerca

La ricerca ha mostrato come queste esperienze possano lasciare segni sulla mente dei bambini che arrivano nelle nuove famiglie pronte ad accoglierli.
Questa ricerca, ha confermato che è fondamentale la durata d’istituzionalizzazione e l’età del bambino, ovvero più sono piccoli e più c’è il rischio di una mancanza nel sistema di attaccamento sicuro, invece se avviene entro i sei mesi di vita si potrebbe predire un buon esito dell’attaccamento socio-emotivo.
Ma nonostante questo, si è potuto accertare che non si tratta di segni indelebili, bensì di comportamenti sensibili e passibili di trasformazione non escludendo quindi un recupero possibile anche per i bambini che arrivano in famiglia ad età più avanzate.

Uno specifico tipo di legame

Lo specifico tipo di legame che egli instaura con chi si prende cura di lui determina le modalità attraverso le quali egli si relazionerà col mondo che lo circonda e le sue future capacità di adattamento, sarà la base sicura sulla quale poggerà la sua personalità.
Come sostiene Grazia Attili (Professore Ordinario di Psicologia Sociale dell’Università la Sapienza di Roma e Direttore dell’Unità di Ricerca ”Attaccamento e Sistemi Sociali Complessi” presso il Dipartimento di Scienze Sociali), “la capacità di esplorare l’ambiente fisico e sociale, di adattarsi al meglio e di instaurare relazioni positive con gli altri è funzione dell’avere esperito…, fin dalla nascita, una figura di attaccamento disponibile ad accorrere con prontezza in caso di… malessere fisico o emotivo”.

Il bambino, nel corso della sua vita, elaborerà aspettative e previsioni su come l’adulto reagirà nei suoi confronti, e queste si tradurranno in “rappresentazioni mentali” (Modelli Operativi Interni) sulle quali lui costruirà le sue credenze e i suoi comportamenti, e in filtri attraverso cui egli tenderà a interpretare la realtà e addirittura a percepirla in modo selettivo e a comportarsi di conseguenza.

I bambini adottati

I bambini adottati, hanno spesso sperimentato figure di accudimento inadeguate, maltrattanti, cambiamenti fra i vari caregiver, abbandono, talvolta abusi e possono facilmente presentare modalità di attaccamento insicure o disorganizzate. Tutto ciò può mettere in difficoltà i genitori, che possono sentirsi inadeguati e incapaci di rispondere in modo appropriato alle provocazioni o al comportamento dei figli.

I comportamenti che i bambini possono presentare sono vari. Alcuni fra questi possono essere:
- Autosufficienza esagerata, adultizzazione. Hanno dovuto imparare a farcela da soli, ma ora devono imparare a fidarsi dei genitori:
- Insicurezza, mancanza di autostima, possono sentirsi abbandonati e colpevolizzarsi;
- Autocontenimento. Quando sono piccoli si cullano da soli, non piangono, non si lamentano;
- Eccessiva dipendenza dall’adulto, forme di regressione;
- Mancanza di differenziazione nel comportamento con i genitori adottivi e gli estranei;
- Diffidenza e ostilità eccessiva che col tempo non si modifica;
- Atteggiamenti eccessivamente aggressivi.

Nuove relazioni con figure di accudimento che offrano al bambino la sicurezza di essere amati sempre e comunque, e la costanza nelle regole e nel comportamento, con la formazione di una nuova base sicura, possono essere di aiuto nel modificare il sistema dell’Attaccamento e i modelli operativi interni.
Naturalmente non è sempre facile: occorre, spesso, avere il coraggio e l’umiltà di farsi aiutare da persone preparate e competenti, in grado di supportare ed aiutare a capire atteggiamenti spesso non facili del bambino, per non incorrere in comportamenti inefficaci e controproducenti e aiutare il figlio a raggiungere il proprio equilibrio.

Comprendere che, a causa di questo mancato stile di attaccamento, alcuni atteggiamenti del figlio, possono “semplicemente” essere dovuti ad un’interpretazione errata che egli da a comportamenti altrui.

I genitori adottivi hanno il compito e la possibilità di aiutare il figlio nel processo riparativo, e l’adozione può rappresentare una risorsa e una possibilità per ricostruire una visione del sé e del mondo che permetta un futuro equilibrato e sereno per i propri figli adottivi.

Dott.ssa Sara Masci 
Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione. Psicodiagnosta. Consulente Tecnico di Parte.


Per ulteriori approfondimenti:

-http://www.italiaadozioni.it/
-GRAZIA ATTILI, ”Relazioni familiari, adozione e sviluppo psicologico del bambino- Il ruolo dell’Attaccamento, in Curare l’Adozione, a cura di F. Vadilonga, Raffaello Cortina Ed. 2010

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