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Psicologia Clinica

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In genere, le persone straniere, arrivate qui in Italia fanno molta più fatica ad accettare la disabilità che li può rendere ancora più lontani dall’integrazione.

È una questione di cultura, che dipende dal Paese di origine, e di mancanza di punti di riferimento o di reti familiari in Italia. 

Non si sa con esattezza quanti siano gli immigrati disabili presenti in Italia e a che nazionalità appartengano: ci sono i bambini e i ragazzi che vanno a scuola, chi ha subito un infortunio sul lavoro che ha esiti permanenti, chi si rivolge ai centri di salute mentale, chi non conosce i servizi e le risorse del territorio e quindi rimane in ombra, e l'esercito invisibile di chi chiede l'elemosina o magari è senza permesso di soggiorno.

INTEGRAZIONE

Un altro fattore da non trascurare è il bisogno di integrazione che ha l’immigrato.

Aver a che fare con il voler far riconoscere la propria, o dei loro figli, disabilità, con tutte le problematiche burocratiche e sociali relative, passa spesso in secondo piano rispetto al bisogno di sentirsi accettato e sentirsi parte della società.

Tra i molti problemi che un immigrato si trova a dover affrontare, c’è anche l'integrazione scolastica dei bambini disabili stranieri.

Secondo i risultati di una ricerca realizzata dall'Università di Cesena sui "bisogni speciali" degli alunni disabili figli di genitori immigrati che frequentano le scuole elementari e medie della città, "la lingua, la cultura di origine, la fatica degli insegnanti di sostegno a rapportarsi con la famiglia e la loro scarsa preparazione sui temi dell'approccio interculturale alla disabilità, sono variabili che rischiano non solo di NON dare risposte concrete all'integrazione in classe - dice Alain Goussot, ricercatore di Didattica e pedagogia speciale alla Facoltà di Psicologia di Cesena -, ma anche di incidere sulla diagnosi funzionale dei bambini disabili stranieri, soprattutto quando si tratta di distinguere tra difficoltà e disturbi dell'apprendimento".

COMUNICAZIONE TRA CULTURE DIVERSE

È appunto la difficoltà di comunicazione tra gli adulti di riferimento del bambino che potrebbe essere una difficoltà aggiuntiva alla disabilità.

Purtroppo spesso gli immigrati disabili si ritrovano, oltre ad aver a che fare con la propria disabilità, che può essere più o meno grave ad alto o basso funzionamento, a misurarsi con culture diverse che non sono un facilitatore nella comunicazione che spesso potrebbe essere deficitaria in questi individui.

Oltre al limite che può rappresentare la lingua, si presentano anche diversi limiti costituiti da abitudini culturali, diversi stili di vita, diversi culti e rituali religiosi.

Anche se si sono mossi diversi progetti interculturali, che si propongono di andare verso un integrazione culturale, in molte situazioni ancora delicate, l’integrazione e la maggiore sensibilizzazione verso alcuni aspetti, rimane un tassello ancora mancante.

DA DOVE PARTIRE

Dovrebbe iniziare in classe l’insegnamento delle risorse e dell’arricchimento che potrebbe significare in primo luogo avere un bambino di un'altra cultura, e in secondo luogo, ma non secondo d’importanza, avere un bambino/ragazzo disabile in classe.

Sono fattori fondamentali per sviluppare maggiore empatia, comprensione, sensibilità, ci si abitua a guardare le situazioni da più angolazioni, da diversi punti di vista, senza cercare il giusto o lo sbagliato, ma arricchendosi delle differenze che ci propongono ognuno di essi.

Dott.ssa Sara Masci
Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione. Psicodiagnosta. Consulente Tecnico di Parte.