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Psicologia Clinica

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Molti genitori ed educatori non sono preparati a riconoscere tale disturbo, e spesso forzano il bambino o la bambina, sottoponendolo, a volte inconsapevolmente, ad umiliazioni: “Guarda com’è spigliato lui. E tu?” oppure “Ti è caduta la lingua? Forza, recita la poesia!”.

Il MUTISMO ELETTIVO ( o SELETTIVO), è un disturbo dello sviluppo che può insorgere intorno i 2-3 anni, ma anche più avanti, intorno ai 10-12 anni. 

il Mutismo Elettivo (MS) in realtà è un Disturbo d’ANSIA. Il bambino VORREBBE parlare, come del resto fa normalmente in altri contesti o con determinate persone, ma è letteralmente PARALIZZATO dall’ANSIA e dalla VERGOGNA.    

NON è conseguenza di un problema dello sviluppo INTELLETTIVO né dipende da un deficit DELL’UDITO o da qualsiasi altra malattia ORGANICA.

Nella maggioranza dei casi, si potrebbe riscontrare in bambini INTROVERSI, TIMIDI, IPERSENSIBILI, che preferiscono la SOLITUDINE alla compagnia dei coetanei. Si tratta cioè di bambini per loro natura SCHIVI e TACITURNI, per i quali smettere di parlare equivale a erigere una BARRIERA PROTETTIVA nei confronti del MONDO ESTERNO.

Il PROBLEMA è che molto spesso, in una prima fase, i bambini vengono percepiti come semplicemente TIMIDI, questo fa sì che NON vengano presi per loro i provvedimenti necessari e il tempo passa inesorabile, con il risultato che il disturbo si “IRRIGIDISCE” nella sua forma.

Mentre un bambino timido può parlare se gli si rivolge una domanda DIRETTAMENTE, o se viene rinforzato quando lo fa, Il bambino con MS tende a CHIUDERSI ancora di più se viene INTERROGATO in modo diretto o se gli si chiede ESPLICITAMENTE di rispondere a parole o se viene LODATO per aver parlato.

LE CAUSE

Le cause sono da ricercarsi prima di tutto nel TEMPERAMENTO del bambino e nella sua tendenza a sentirsi in IMBARAZZO davanti alle persone o nelle situazioni che, per qualunque ragione, non lo fanno sentire a SUO AGIO. Si ipotizza anche che il mutismo selettivo non dipenda DALL’INCAPACITÀ di parlare in certe situazioni, ma piuttosto dalla VOLONTÀ di sottrarsi a occasioni che suscitano DISAGIO. Che sia cioè una sorta di ARMA usata a scopo DIFENSIVO

Deriva quindi da una DIFFICOLTÀ a gestire emozioni spiacevoli come ANSIA, FRUSTRAZIONE, TRISTEZZA, RABBIA.

Il bambino avrebbe voglia di parlare, ma è letteralmente BLOCCATO dalla paura di qualcosa che neanche lui sa SPIEGARE e/o delle sue stesse emozioni.

DIAGNOSI

Per fare diagnosi di mutismo selettivo occorre rilevare che il bambino non comunica verbalmente soltanto in ALCUNE precise circostanze, mentre in altre usa le parole in modo del tutto NORMALE. Inoltre, al fenomeno non devono associarsi disturbi dello spettro AUTISTICO, né RITARDO MENTALE, né specifici problemi di LINGUAGGIO, come per esempio la BALBUZIE, oppure di disturbi comportamentali OPPOSIZIONALI sebbene questo non significhi che un altro disturbo non possa verificarsi contemporaneamente al MS, ma non ne è la causa.

Il MS per sua precisa caratteristica è TRANSITORIO, cioè destinato a risolversi spontaneamente con il passare del tempo. E’ davvero raro che una volta scomparso si ripresenti a distanza di tempo. Resta il fatto che i bambini che lo hanno manifestato tendono a mantenere tratti caratteriali di RISERVATEZZA, TIMIDEZZA o CHIUSURA (anche se non patologica) verso il mondo esterno.

COSA FARE

In ambito specialistico si ritiene che non sia opportuno esercitare troppe PRESSIONI sul bambino affinché si sblocchi e ricominci a parlare in situazioni che gli suggeriscono invece di stare in SILENZIO. PAZIENZA, COMPRENSIONE e TOLLERANZA sono le strategie che più possono fruttare in termini di rapida RISOLUZIONE del problema.

Solo se gli episodi di mutismo si ripercuotono negativamente sul bambino, per esempio ESPONENDOLO alla DERISIONE degli amichetti, oppure se si presume che il problema sia conseguenza di un forte DISAGIO psicologico può essere opportuno richiedere l’intervento di uno specialista. Il pediatra di famiglia può esprimere il suo parere in tal senso.

La scuola è di solito il luogo più DIFFICILE in cui stare per i bambini selettivamente muti. Gli/le insegnanti e i pari si aspettano che tutti i bambini partecipino alle attività scolastiche e di solito l'attenzione viene rivolta proprio verso coloro che NON PARTECIPANO. Questo è piuttosto ironico, se si pensa che l'ultima cosa che un bambino con MS vuole è ATTIRARE l'attenzione su di sé!

Sapendo che questi bambini sono ANSIOSI, dovrebbe essere ovvio che "fare PRESSIONE", "PUNIRE", "COSTRINGERE" o "CORROMPERE" un bambino MS per farlo parlare è assolutamente CONTROPRODUCENTE e INOPPORTUNO. Agendo in questo modo, si fa sentire il bambino MS ancora più ansioso e a disagio, e lo si fa regredire ulteriormente

In generale, il bambino con MS non deve mai essere RIMPROVERATO per il suo silenzio, mentre è più che consigliabile mostrargli che si è contenti di sentirlo parlare e lo si ascolta con piacere e attenzione.

In sintesi, bisogna puntare sulle RICOMPENSE, le lodi e le gratificazioni evitando qualsiasi intervento punitivo o costrittivo. Un simile atteggiamento esprime un RISPETTO per la natura del bambino che può ripercuotersi favorevolmente sul suo modo di affrontare le situazioni CRITICHE, spingendolo ad abbandonare la strategia dello stare in silenzio.

Dal momento che questa particolarità del MS si presenta principalmente in un contesto scolastico, un consiglio importante da dare a chi lavora in quest’ambito è di non far MAI sentire al bambino come se aspettaste che parli. Questa aspettativa provoca ANSIA. I bambini non vogliono sentirsi come se stessero DELUDENDO l'insegnante. Inoltre, è importante che gli insegnanti non mostrino "ECCESSIVO entusiasmo" per qualunque verbalizzazione dovesse verificarsi. Molto spesso, un bambino MS parlerà prima con un suo pari che con l'insegnante. In questo caso, non ditegli che "sentite" la sua voce. Questo tipo di approccio spesso ALLONTANA il bambino MS!

Proporre modalità ALTERNATIVE di comunicazione. Proporre delle modalità comunicative alternative A TUTTA LA CLASSE, per evitare che il bambino si senta diverso. I bambini con MS non amano sentirsi al centro dell’attenzione, per cui proporre al bambino una strategia alternativa alla comunicazione verbale, mettendolo al centro dell’attenzione non lo aiuterebbe.

Dott.ssa Sara Masci
Psicologa dello Sviluppo e dell’Educazione. Psicodiagnosta. Consulente Tecnico di Parte.

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