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Psicologia Clinica

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Prima dell'avvento di Freud non si andava tanto per il sottile: chi si occupava di salute mentale era soprattutto interessato alle forme evidentemente patologiche di disagio mentale, come le psicosi e la cosiddetta "demenza precoce", ossia quella che attualmente chiamiamo schizofrenia.
Con il diffondersi delle pratiche ambulatoriali si iniziò però a notare qualcosa di diverso: esistevano delle forme di anormalità che presentavano comportamenti "folli" simili a quelli della schizofrenia accanto a comportamenti "normali".
E' per descrivere queste condizioni di "pazzia a metà" che Hughes nel 1894 e poi Rosse nel 1890 parlano per la prima volta di borderline insanity, ossia "insanità di confine".

Questi casi diventarono sempre più numerosi e sembravano per lo più forme attenuate di schizofrenia.

Alla diffusione del termine borderline contribuirono in modo particolare Stern (1938), Knight (1953) e Grinker (1968) che cominciarono ad individuarne le fondamentali caratteristiche e soprattutto a considerare il disturbo borderline una categoria nosologica a parte.

Ma il contributo maggiore arriva alla fine degli anni ’60 da Otto Kernberg (1967), il quale concepì una organizzazione borderline di personalità che descrive un paziente arrabbiato, depresso e impulsivo, il quale, per la sua instabilità dell’umore, più che imparentato con la schizofrenia, è vicino alla psicosi maniaco-depressiva.

Caratteristiche del Disturbo di Personalità Borderline

Il tratto dominante del disturbo borderline è l'instabilità, che coinvolge l'umore, l'immagine di sé e degli altri e il comportamento.
La variabilità dell'umore implica l'alternanza repentina e disordinata di sentimenti di inerzia e apatia con stati di agitazione, rabbia, scoppi di violenza.
Una caratteristica così marcata di questo disturbo da far ipotizzare ad alcuni scienziati che possa essere determinata da caratteristiche congenite che renderebbero queste persone particolarmente vulnerabili agli stimoli stressanti o estremamente sensibili agli aspetti non verbali della comunicazione.
I cambiamenti umorali colorano in modo mutevole sia l'immagine di sé sia la relazione con gli altri, senza mezze misure: o tutto buono o tutto cattivo, o angelo salvatore o nemico giurato.
Searles ipotizza che questa instabilità derivi da una difficoltà di questi pazienti a contestualizzare gli eventi, come se i pazienti borderline avessero difficoltà a conservare dentro sé la storia di se stessi e delle loro relazioni con gli altri.
Sembrano vivere in una perenne situazione di "qui ed ora", che annulla ogni avvenimento passato e ogni prospettiva futura, con difficoltà a collegare gli avvenimenti significativi, perché è troppo forte lo stato emotivo vissuto in quel momento. Questa sorta di difficoltà a vivere "continuità" e "costanza" è evidente soprattutto nei profondi sentimenti e paura di abbandonoche fa vivere qualsiasi allontanamento della persona amata, seppure per le più banali e pratiche delle ragioni, come abbandoni definitivi.
La marcata mutevolezza nell'umore, della percezione di sé e del mondo che lo circonda, accompagnata alla difficoltà di vivere all'interno di una storia, genera potenti sentimenti di smarrimento e angoscia per controllare i quali il paziente può mettere in atto comportamenti automutilanti (leggi qui di cosa si tratta) o cercare automedicazioni attraverso l'utilizzo di alcol e sostanze.
Nella storia di vita di una persona con personalità borderline non è raro trovare molti cambiamenti di lavoro e di relazioni sentimentali, con sequele di separazioni, licenziamenti, interruzioni.


Se tutto intorno e dentro noi è così estremamente mutevole, non c'è affatto da star tranquilli e soprattutto non c'è da fidarsi: il paziente con disturbo di personalità borderline non avendo punti di ancoraggio, vive sentimenti di estremo allarme, che si manifestano con una spiccata suscettibilità e diffidenza.
Ciò che rende questi pazienti differenti da quelli affetti da psicosi è che a differenza di questi, i pazienti con disturbo di personalità borderline non presentano compromissioni dell'esame di realtà. Non sono perciò presenti allucinazioni (che invece sono manifestazioni tipiche della schizofrenia), se non in casi rari e comunque transitori e caratterizzati da grave stress. Ciò che è semmai errata in questi pazienti è l'interpretazione della realtà.
Un esempio per chiarire: tornando a casa da lavoro incrociate il vostro partner che parla con una persona a voi sconosciuta.
Un paziente psicotico potrebbe allucinare una voce che gli suggerisce che lo sconosciuto è in realtà l'amante.
Il paziente con disturbo di personalità borderline non sentirebbe nessuna voce, ma potrebbe interpretare quell'episodio come una prova certa del tradimento del partner.

La vita di una persona affetta da questo disturbo di personalità è quindi estremamente "faticosa".
Non sempre si riconosce il proprio malessere, ma di certo si vive con fatica tutto questa incertezza e variabilità che non dona mai un po' di pace. Pace che si cerca spesso nell'uso di sostanze o magari tagliandosi. Tutte soluzioni naturalmente transitorie...
Se senti questo senso di "fatica", se vuoi provare a cercare un modo più efficace e meno faticoso per navigare in questa tempesta, contatta un professionista.

Una vita più serena è possibile anche per te!

Dott.ssa Ada Moscarella
Psicologa. Psicoterapeuta. Psicodiagnosta.